Tra associazioni teatrali esiste la concorrenza?

Liberarsi dai pregiudizi per vivere meglio

Da quando collaboro stabilmente per una scuola romana di improvvisazione teatrale (Assetto Teatro), spesso mi trovo ad affrontare l’argomento “concorrenza tra scuole2, soprattutto perché sono una consulente e in quanto tale vivo condividendo con i clienti le mie conoscenze. Ma cosa succede se una scuola concorrente alla mia mi chiede una consulenza?

Partiamo dalla parola: concorrenza.

Concorrenza
Competizione, spec. tra persone o enti che cercano di affermarsi in un determinato settore commerciale: far c. a qualcuno, cercare di soppiantarlo nel favore degli acquirenti; non reggere alla c. (o la c.), non avere prodotti che per prezzo, qualità o altre caratteristiche risultino competitivi nei confronti delle altre ditte.

Fattene una ragione: vendi

Nell’ambiente associazionistico “concorrenza” è considerata una bruttissima parola, non viene mai pronunciata, come se fosse un termine più vicino alla sfera imprenditoriale che a quell’artistica: pare che  il suo utilizzo snaturi l’arte o la involgarisca portandola ad un livello meramente economico-commerciale. Cheschifo.

Insomma, vendiamo arte, percepiamo dei soldi in cambio di uno spettacolo o di un corso, ma guai a parlare di associazioni come qualcosa di simile a delle imprese. Ottimo, tutti questi problemi non me li faccio perché ogni bene che viene dato in cambio di soldi è uno scambio commerciale, o diciamola meglio, è una vendita.

Siamo noi italiani a trovare tutto ciò squallido, guaridamo alla vendita come una sorta di ladrocinio che va sempre a sfavore di chi compra e sempre a favore di chi vende. Lasciatemelo dire, è una cazzata.

La vendita è uno scambio di beni di pari valore. Chi vende non guadagna più di quanto guadagna chi compra e viceversa. Il bipolarismo che abbiamo nei confronti dei soldi è il male che porta molti a pensare di far lavorare liberi professionisti gratis mentre loro fanno le guerre alle aziende perché non li pagano: siamo sempre in bilico tra l’amore e l’odio per i soldi, amore quando li guadagniamo noi, odio quando li guadagnano gli altri.

Vivere di teatro

Laddove esiste un pregiudizio sulla vendita nell’ambiente teatrale, ne vengono fuori mille altri tra cui quello riguardante la concorrenza. Siamo artisti e tutti insieme appassionatamente vogliamo una sola cosa: fare arte, come nel nostro caso, fare teatro (nel mio, comunicarlo).

Cazzata numero 2, ci vogliamo pure tirare fuori qualcosa per noi come è giusto che sia. Ripeto: come è giusto che sia. Per quanto riguarda le associazioni, poi, c’è lo scopo di reinvestire nell’associazione.

I soldi non tolgono profondità all’arte, non le grattano via l’umanità né la privano degli intenti di far crescere un movimento artistico, anzi, al contrario, la finanziano.

Laddove, tuttavia, girano soldi, inevitabilmente c’è concorrenza e io lavorerò per fare in modo di arrivare prima degli altri (es: riempire i corsi o gli spettacoli). Non lo diciamo, ma è così. Nessuno è felice se un proprio studente va in un’altra scuola e nessuno è pronto ad ammettere che l’altra scuola può offrirgli di più.

I corsisti e il pubblico sono bancomat?

NO!

Ai corsisti e al pubblico devi dare sempre e comunque un prodotto di valore per loro, non deve essere la corsa a chi fa più tacche, ma un lavoro che porta risultati concreti e duraturi, anche per chi compra. Eh sì, perché al centro c’è sempre un obiettivo: soddisfare chi compra. 

Da qui la frase che fece incazzare un improvvisatore qualche tempo fa dopo uno spettacolo di uno squallore disarmante: “Voi fate pagare gli spettacoli 10 euro per potervi permettere di produrre merda”.

Mi guadagnai il suo odio, ma è innegabile, molti fanno così: il prezzo basso del biglietto è il lasciapassare per non impegnarsi. Ed è qui la differenza tra chi parla di concorrenza pensando solo ai numeri o ai SOLD OUT e chi invece gioca in modo sano pensando soprattutto ad offrire valore.

Quindi è giusto parlare di concorrenza tra scuole d’arte, teatri ecc.?

Assolutamente sì, non è giusto parlarne in termini solo di numeri, quei numeri devono avere un valore, altrimenti sono solo palline di un pallottoliere che però non è in grado di trattenerle.

Al centro ci devono sempre essere gli studenti, sempre sempre sempre, non a metterlo nelle chiappe alle altre scuole. 😉

Ogni scuola, giustamente, deve lavorare per portare persone ai suoi corsi e ai suoi spettacoli sputando sangue per dare servizi di valore mantenendo tutte le promesse fatte in fase di campagna promozionale e muovendosi seguendo una strategia che, ripeto, non è quella di metterlo nelle chiappe alle altre scuole.

Conclusione

Se vogliamo continuare a vedere il settore delle associazioni di teatro e improvvisazione come parchetti pieni di fiori dove tutti si danno una mano e il movimento dei piccoli cresce, possiamo anche farlo, ma la concorrenza c’è e purtroppo c’è anche quella sleale, sta a noi decidere se competere in modo professionale, dando valore o riempire solo Facebook di SOLD OUT e numeri da sbattere in faccia a tutti.

……

Ah, volete sapere se faccio consulenze a scuole concorrenti alla mia?

No, ho un’etica, nel raggio di 90 km da Roma non faccio consulenze a scuole simili a quella per cui lavoro stabilmente.

Vedete? Posso parlare di concorrenza, di strategie aziendali, di vendita nell’arte mantenendo un’etica. 😉

By | 2019-02-25T15:34:25+00:00 febbraio 24th, 2019|Comunicazione|0 Comments

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