Lezioni di prova: perché non uso mai la parola”divertimento”?

Come evitare di campare solo a primi anni

“Vieni alla lezione di prova di improvvisazione teatrale, ti divertirai!”

Questa è la summa degli annunci che la maggior parte delle scuole utilizza per attirare potenziali studenti alle lezioni di prova gratuite di improvvisazione.  A settembre trovi millemila inviti a partecipare (anche se abiti su Vega) e suonano tutti la stessa litania.
La parola di cui abusano fino a farti venire le bolle è “divertimento”, quindi della tua testa arriva così: improvvisazione teatrale=divertimento… e basta, non c’è altro.

Ok, ti convincono, vai, ci provi, effettivamente ti diverti, fai il primo anno, ti pompi con lo spettacolo, aspetti il secondo anno, a metà del secondo anno vuoi fuggire perché “non è come il primo, qui troppe cose interiori, comincio a non divertirmi più”. Cito un mio compagno quando frequentavo il secondo anno di improvvisazione teatrale. Uno solo? No, molti.

Aveva ragione, il secondo anno non è stato per niente come il primo, non è come il primo.

L’improvvisazione teatrale è una disciplina impegnativa e te ne accorgi al secondo anno, quando cominciano le ravanate interiori, gli schemi, le categorie, tutti quegli insegnamenti che non prevedono più solo esercizi di attenzione e concentrazione divertenti e aggreganti, ma roba “laboriosa”.

La scrematura

Quindi cosa succede se prometti SOLO divertimento e al secondo anno disattendi questa promessa? Appare lei, la scrematura del secondo anno.  L’emorragia di quelli che al primo erano convintissimi di continuare e poi al secondo hanno fatto fuga perché le cose inevitabilmente si  sono fatte più serie, più importanti, più profonde per chiunque abbia dei blocchi interiori che sta “curando” con l’improvvisazione (parlo di piccoli blocchi interiori, non di psicopatologie che vanno curate dai medici).

Attenzione, se sei al primo anno di improvvisazione teatrale, non farti tremare le mani, anche al secondo e terzo anno ti divertirai, ma non come te lo lasciano intendere la maggior parte delle scuole di improvvisazione quando devono raccattare iscritti per il primo anno!

Sì, alla lezione di prova dicono “ti diverti”, ma non dicono mai come ti diverti: appoggiano totalmente tutto il carico dell’improvvisazione teatrale su un’unica parola fraintendibilissima.

Ok, la scrematura è brutta, ma serve a far venir fuori quelli veramente interessati all’improvvisazione teatrale, dirai. Niente di più vero e di più santificabile, ma… ma perché aspettare il secondo anno invece di farlo subito?

Ah già, perché se non prometti divertimento la gente non si iscrive.

Però è una cazzata.
E adesso te lo dimostro.

Caso di studio

A settembre del 2016, a ridosso delle lezioni di prova gratuite di improvvisazione in Assetto Teatro (Roma), abbiamo deciso di non utilizzare la parola “divertimento”, nessuna delle comunicazioni che uscirono sul sito e sulla pagina Facebook riportava questa parola. Era una scommessa che abbiamo vinto alla grande: non solo si sono formate tutte le classi previste, ma se ne è formata una in più rispetto agli altri anni nello stesso periodo.

Abbiamo replicato l’esperimento a gennaio. Inutile dire che i risultati sono stati i medesimi, una classe in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Non paghi, abbiamo riprovato prima con Speed Lab (il corso di tre mesi di improv) e poi con le lezioni di prova di giugno/luglio.
L’immagine parla da sola:


A fine giugno erano previste solo due lezioni di prova, abbiamo dovuto farne un’altra per la grande richiesta.

Come ci siamo riusciti?
Raccogliendo testimonianze tra gli studenti e traendo da queste stimoli interessanti. Oltre al divertimento, gli allievi hanno elencato una serie di benefici tratti dall’improvvisazione teatrale.


Eliminando la parola divertimento non c’è stata alcuna perdita di iscritti, anzi, sono aumentati perché abbiamo mostrato cosa fa veramente l’improvvisazione teatrale, non SOLO divertimento, conseguenza bellissima ed inevitabile, ma qualcosa che ti cambia profondamente dentro. Nessuno si aspetterebbe di riconfigurarsi dentro senza soffrire, ma lo fa in un contesto amichevole, dove il “siamo tutti sulla stessa barca” è un forte stimolo a provarci e, soprattutto, dove si diverte rispetto ad altri contesti più pesanti.

Ed è una cosa sulla quale puoi mettere la mano sul fuoco, perché non esiste studente che dopo un anno di improvvisazione sia tale e quale a quando è entrato.

Il divertimento è un attimo, cambiare te stesso è per sempre, sta qui la differenza. 

Abolire la parola divertimento?

Assolutamente NO, per eventi interni come ASSETTO LIBERO o altri contesti dedicati agli allievi che sanno interpretare la parola divertimento applicata all’improvvisazione la usiamo tranquillamente.

Quindi se stai pensando di cancellare questa parola dal tuo vocabolario, ti prego risparmiala!

Non ti sto dicendo che sia tabù inserirla per promuovere la scuola e i corsi, ma di maneggiarla in contesti controllabili, non lasciando al potenziale allievo la responsabilità di capire cosa vuoi dire quando parli di “divertimento”. Cerca di usarla con responsabilità, mai da sola, perché, tra le altre cose, non è una promessa che puoi mantenere nel tempo e, soprattutto, l’improvvisazione non è unicamente divertimento. L’improvvisazione è molto molto molto altro: perché nascondere tutti i benefici che porta anche già solo alla terza lezione del primo anno? Perché negare alle persone la verità su ciò che improv riesce a fare per loro riducendo tutto ad un corso in alternativa a zumba? 

Ricapitolando, ecco perché ti suggerisco di non puntare tutto e solo sul divertimento:

  • non puoi promettere qualcosa che non sei in grado di garantire;
  • non puoi sapere qual è la concezione di divertimento di chi legge (per molti è fare caciara senza regole);
  • non dai una reale visione di ciò che le persone faranno ad un corso di improvvisazione, aspettandosi magari che sia tutto da prendere alla leggera, e sai che non può essere così;
  • riduci la scrematura del secondo anno: sanno già da subito che sarà bello, ma che avrà qualche salita.

Pensa a lungo termine

Il problema di molte scuole sembra essere uno solo: riempire le classi, poi quello che succede il prossimo anno “lo vedremo”, così non si permettono di fare dei progetti, di avere degli obiettivi a breve e lungo termine, di stabilire come portare avanti la baracca, ma soprattutto non permettono agli studenti di divertirsi sul serio, perché solo creando in loro aspettative reali e tangibili saranno poi in grado di superare “la crisi del secondo anno” e garantire a te un allievo a vita, non solo uno di passaggio al primo. 😉

 

By | 2017-09-05T10:06:02+02:00 3 Settembre, 2017|Comunicazione, Scuole di improvvisazione|0 Comments

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