Come perdi alunni e credibilità “sfogandoti” su Facebook

Quante volte ti è capitato di subire un torto o di avere un’antipatia per qualcuno e di sfogare tutto su Facebook?
A me una marea di volte, soprattutto quando muovevo i primissimi passi su questo social (era tipo il 2008), ogni volta che un cliente si macchiava di un dolo, correvo su Facebook a lanciare anatemi, senza fare nomi, ma con la foga di chi lo avrebbe strozzato con la retina delle arance.

Non mi rendevo proprio conto che per 3 like, perdevo almeno un cliente. La verità mi schiaffeggiò quando un amico mi disse che suo fratello avrebbe voluto lavorare con me, ma dopo aver letto un post si ritirò preferendo qualcuno meno infuocato.
Così cominciai ad utilizzare le Liste amici di Facebook e soprattutto intrapresi un percorso di liberazione dagli insulti.

Ma adesso ci arriviamo.

Insegnante?

Qualche mese fa ho letto lo sfogo di un insegnante di recitazione che si lamentava del fatto che una tizia gli avesse rubato il parcheggio mentre lui stava per infilarci la sua macchina.

Un post gravido di insulti, di “puttana” e “muori” messi come segni interpuntivi. Una cloaca di bestialità che, tipico, hanno trovato anche appoggi dal suo uditorio.
Perché dico “tipico”? Perché siamo pronti ad impalare chiunque insulti gli altri, ma se lo fa un nostro amico…
Tutto assolutamente pubblico, ovvero leggibile da chiunque.

Ho letto e riletto quel post pensando che non poteva essere vero, così ci ho riflettuto un po’ e mi sono chiesta se questa persona potesse insegnarmi davvero qualcosa.

No.
Assolutamente NO.

Cosa insegni ai tuoi allievi?

Ora, io non commento né vado a fare le morali, per cui tutta la voglia di dirgli che stava lanciando messaggi totalmente contrari a tutto quello che insegnava in classe è svanita sotto la mia prima direttiva: non interferire nei profili e nella vita della gente. Non mi piace entrare a casa di altri e dettare legge, non è mio compito, puoi affondarti come vuoi, ma ciò non toglie che queste situazioni mi fanno riflettere.

Quanti di quelli che fanno gli insegnanti di teatro e improvvisazione sono all’altezza di insegnare qualcosa a qualcuno?

Non parlo di tecniche, quelle le possono insegnare tutti, parlo di empatia, di passione per il prossimo, di comprensione, di accettazione vera e indiscutibile al di là dei reati o presunti tali commessi dall’altro, di volontà e capacità di trasmettere sentimenti positivi e dare dimostrazione di credere veramente a parole come “accettare”, “non giudicare”, “accogliere l’altro”, ecc.

La risposta non la so, personalmente ho incontrato pochi, pochissimi insegnanti di improvvisazione e teatro che fuori dall’aula non si sono comportati come dodicenni che, ad esempio, fotografano le persone in metro o in spiaggia per deriderne la grassezza o la stranezza, violando qualsiasi legge sulla privacy e al solo scopo di sentirsi migliori.

Veramente pochi.

Perché tutti condannano il bullismo e la discriminazione, ma di fatto moltissimi, troppi si comportano proprio così senza ritenersi però né bulli né discriminatori seriali. Non c’è la percezione di esserlo, come quando dici “non insulto nessuno” e tre secondi dopo dai dello stronzo a qualcuno pensando che, siccome lo consideri stronzo, allora lo è e se lo è allora tu puoi dirglielo. Il legittimarsi continuamente pensando di essere nel giusto o di non fare nulla di male, perché, te ne convinci, stai solo dicendo la verità o lo stai facendo per ridere. Intanto lanci messaggi, soprattutto ai giovani.

Quando si parla di insegnanti di teatro e improvvisazione, andiamo tutti a scartabellare le competenze, i titoli, le ore passate sul palco, pochi si soffermano sull’analizzare l’intelligenza emotiva, quella che impedirebbe a tutti loro di dire pubblicamente  brutalità contro un altro essere umano, al di là della sua appartenenza politica, delle sue opinioni discutibili, del suo osare mettersi in costume quando ha tende di ciccia, ecc.

Se tu mi insegni ad accettare e poi giudichi, mi spieghi cosa mi stai insegnando? E soprattutto: se giudichi una persona in sovrappeso perché è in spiaggia, allora lo farai anche con me? Se ho idee diverse dalle tue giudichi me o le mie idee?

Professionisti…

Riflettiamoci, forse è anche per questo che molte scuole e molti insegnanti di teatro e di improv non riescono a oltrepassare il confine e rimangono nel girone dei dopolavoristi.

Ci vuole etica, che non va confusa con la morale.
La morale è quella brutta catena che vuole limitare la tua libertà, libertà genuina e priva di veleno verso gli altri, l’etica è altra cosa. Puoi essere uno che va in giro con i peni stampati sulla camicia e avere una grande etica, al contrario essere vestito come società comanda e dimostrare un odio verso il genere umano che Voldemort e Darth Vader a confronto sono amici cucciolotti.

Sei un insegnante e come i medici salvano le vite anche fuori servizio, a te è richiesto di essere un esempio.

Lo dico senza troppi panegirici: se gestissi una scuola e uno dei miei insegnanti augurasse la morte a chiunque gli rubi un parcheggio o postasse una foto di qualcuno in metro violandone la privacy per irriderlo su Facebook, quell’insegnante NON avrebbe spazio dalle mie parti, non potrebbe insegnare nulla ai miei ragazzi, nulla che non sia una bugia tanto per andare sul palco.

Il teatro è uno stile di vita, è una conformazione mentale che non vede differenze tra palco e realtà, se mi insegni a non giudicare e tu giudichi, mi stai dando messaggi contrastanti.

Conclusione

Occhio a come utilizzi i social, per uno sfogo di cinque minuti potresti perdere reputazione e alunni, anche se qualcuno ti mette like e ti esalta. I like non hanno mai decretato il successo di nessuno.

Se proprio non riesci, utilizza le liste amici di Facebook, così da sfogarti senza ripercussioni sulla tua reputazione online e offline.

Ps: notato che non ti ho detto di smettere? Sei adulto, tu sai quello che devi fare. 🙂

Pps: sì anche questo fa parte del marketing, si chiama Reputation o Brand Reputation quando sei la persona più in vista della tua scuola.. 🙂

 

By | 2018-06-18T10:47:10+02:00 18 Giugno, 2018|Comunicazione|Commenti disabilitati su Come perdi alunni e credibilità “sfogandoti” su Facebook