B.L.U.E.: il successo è una botta di c.?

Nel mondo dell’improvvisazione teatrale c’è un argomento che scalda più o meno tutti: B.L.U.E. il musical improvvisato dei Bugiardini che fa SOLD OUT ad ogni replica, dal piccolo teatro di periferia al grande millecinquecentoposti della City.

Se parli di B.L.U.E. ad improvvisatori più o meno esperti, la frase che viene a galla nel 60% dei casi è “Sono bravi e noi dobbiamo prendere esempio” e ogni altra argomentazione per spiegare il successo di questo musical è bocciata a prescindere, come se la sola bravura potesse spiegare il successo di un progetto.

L’altro 40% se lo divide chi ha dato il merito alla presenza di Francesco Lancia perché “staintivvueallaradio”, chi rosica e chi invece analizza la cosa e ne sfrutta tutti i benefici, perché, e qui viene il bello: più B.L.U.E. va in giro a fare SOLD OUT, più la gente si avvicina all’improvvisazione e più ne beneficeranno le scuole locali, anche a Roma. 

Il successo di B.L.U.E. non è dato solo dall’estrema e certificata bravura della compagnia che per prepararsi si fa un mazzo tanto e di sicuro non è dato dalla fama di Francesco Lancia o dalle botte di culo, ma di molti fattori che, messi insieme, hanno costruito il successo dello show.

Se bastasse solo la bravura per avere successo, non avremmo brutti esempi di televisione e, al contrario, i nostri teatri off, dove ristagnano talenti inimmaginabili, dovrebbero esplodere di pubblico. Non è così. La bravura da sola non basta, serve diluirla con altri elementi per il fare il kaboom.

Ne analizzo alcuni.

Immagine riconoscibile

Il visual hammer (letteralmente martello visivo) è una caratteristica che nel tempo identifica un prodotto o una persona. Se un vostro amico mettesse un dolcevita nero, dei jeans sgualciti, scarpe da ginnastica bianche e un paio di occhiali, pensereste subito che vuole imitare Steve Jobs. Steve Jobs si presentava sempre in dolcevita e jeans proprio per imprimere nelle persone un’immagine riconoscibile. Il visual hammer  sono immagini, colori, forme che identificano un logo una persona.

Il visual hammer di B.L.U.E. è naturalmente il colore.
Lo spettacolo si chiama B.L.U.E., loro si vestono di blu, scenografie blu, foto promozionali con il blu come colore predominante: i Bugiardini sono riusciti a creare un’immagine strariconoscibile che si è ficcata nella mente delle persone e ha agevolato la diffusione del loro spettacolo, anche se a volte declinano su R.E.D tutti capiscono che è una variante di B.L.U.E.

Avere un’immagine riconoscibile è fondamentale per ottenere il successo, in qualsiasi settore.

Il titolo: niente da capire

Il titolo dello spettacolo è semplice, immediato, ricordabilissimo, anche questo si insinua nella mente con la stessa facilità del colore, e lì rimane. Nessuno deve interpretare nulla: B.L.U.E. – Il musical completamente improvvisato, fine, non c’è altro da dire, ci hanno dato tutte le informazioni. Io stessa non saprei cosa aggiungere di più. Non serve.

Più una cosa è comprensibile e meno fa paura, più è immediata e più attira l’attenzione.

Il genere: musical

Non vorrei banalizzare la storia del musical, però per un articolo devo per forza scendere nel faceto e fare esempi piuttosto stupidi per spiegare come questo genere sia da sempre uno dei preferiti del grande pubblico.
Grease, La La Land, Mamma Mia, Cats, i cartoni animati/film animati della Disney, potrei portare 1000 esempi di produzioni che hanno avuto successo grazie a quel mix di musica, canto e ballo di cui ricordiamo tutto, mentre dei dialoghi non abbiamo memorizzato quasi nulla.

In un musical sono presenti tutte le arti performative: musica, ballo, canto, recitazione, narrazione. Un frullato di bombe emotive che ti cattura e ti appassiona, sono poche le persone non provano emozioni forti ascoltando la musica.
Il musical è un genere estremamente complesso soprattutto se improvvisato, ma è proprio questo rischio che, di contro, ha sancito il successo di B.L.U.E.. I Bugiardini hanno riunito professionisti del settore dell’improvvisazione, con innesti di musicisti e ballerini, partorendo uno spettacolo curato nei minimi dettagli.

La strategia: comunicazione e routine

B.L.U.E. ha tutte recensioni positive e cariche di entusiasmo, un video promozionale coinvolgente, sito e social puntuali che non mancano mai di informare e aggiornare gli utenti sulle novità. La compagnia utilizza uno stile ironico ma sobrio, mai sproporzionato, a volte anche sexy e misterioso, ma la cosa più importane è che non ha puntato tutto solo su B.L.U.E.. I Bugiardini creano format, spettacoli e corsi dando così l’idea di una compagnia dinamica, che non dimentica i teatri off, ma soprattutto non dimentica chi cerca altri tipi di spettacoli rispetto ai musical.

Molti butterebbero tutto per concentrarsi solo su B.L.U.E. facendo l’errore più comune, ovvero quello di fossilizzarsi su un prodotto, esasperarlo e farlo fallire. La routine e normalità alimentano il successo degli spettacoli di punta. Il Cirque Du Soleil adotta proprio questa strategia e direi che funziona benissimo.

Il successo di B.L.U.E. è replicabile?

La domanda delle domande: scuole e compagnie devono fare pippa o possono aspirare ad inventare un format che spacchi come B.L.U.E.?

Possono, ma solo se la smettono di andare a casaccio o di dare per scontati aspetti che invece sono fondamentali per raggiungere il successo, ad esempio il tipo di pubblico. Capire per chi stanno lavorando è la chiave di volta di ogni spettacolo d’improvvisazione e “tutti” non è una risposta adeguata.

Se poi la smettessero pure di dare spettacoli mediocri solo perché il biglietto costa 10 € sarebbe il top.

Conclusione

Come abbiamo visto B.L.U.E. non è una botta di culo, ma un concentrato di scelte giuste che possono essere replicate anche togliendo la componente musical.

Il successo di uno spettacolo non è mai merito di un solo elemento, ma di vari fattori messi insieme.

Non sono mai saltata sul carro dei vincitori, amo di più analizzare le vittorie e capire come gli elementi che hanno portato al successo di un progetto possano essere introdotti nelle strategie dei miei clienti, ma come improvvisatrice in cantiere zompetto sul posto nel vedere come cresce l’improvvisazione teatrale, anche grazie a progetti sani e ben eseguiti come B.L.U.E. ed è fico assistere a questa rivoluzione. 😉

 

 

 

 

 

 

 

 

 

By | 2018-04-19T10:54:39+02:00 19 Aprile, 2018|Comunicazione|Commenti disabilitati su B.L.U.E.: il successo è una botta di c.?